Da Twitter alla realtà: #cesenaticobellavita e la promozione turistica sui Social Network

Il racconto di un evento a metà tra il blogtour e la vacanza. Come si promuove una città turistica e le sue strutture sul web e sui social network? Ecco il caso #cesenaticobellavita.

Questo non sarà il solito post marketta su un evento cui mi hanno invitata e di cui non si può parlare che bene. Lo sappiamo tutti che nell’ambiente funziona così e negarlo sarebbe come dire che su Friendfeed c’è ancora gente. Di solito se un evento cui prendo parte non mi piace non ne parlo (sempre che ci vada, ovviamente), o relego il racconto della serata su Facebook e solo se ne vale la pena lo lascio approdare su Twitter.

Partendo da questo presupposto, direi che non avrei mai parlato di Cesenatico BellaVita, consorzio di hotel in questa bella cittadina romagnola, se non mi avesse lasciato nient’altro che una due giorni fuori casa e 8 ore di viaggio in macchina sul groppone. In pratica sono stata invitata a quello che potremmo definire un blogtour, anche se i puristi del settore storceranno il naso a vedersi storpiato un termine che descrive un evento dedicato, come trend del momento vuole, ai soli travel blogger. In pratica un gruppo molto variegato di bloggers, opinion leaders e influencers del web sono stati invitati a Cesenatico per saggiare con mano le bellezze del posto, le sue eccellenze gastronomiche e la proverbiale accoglienza dei suoi abitanti, nonché le strutture alberghiere del consorzio.

Lasciatemi dire che quando ho cominciato io a bloggare, cinque anni fa, nessuno ti considerava un professionista e al solo pronunciare la parola blogger la gente sveniva in preda a un attacco confusionale. Io e Davide, all’Hotel Michelangelo, una bella struttura per famiglie a un passo dalla spiaggia, con un’ottima cucina e personale gentilissimo, siamo stati accolti come dei piccoli vip: nel nostro settore vedersi riconosciuti come dei professionisti è sempre una piccola vittoria.

L’evento in sè prevedeva un tour della città a partire dal Museo della Marineria insieme a una guida e poi una passeggiata lungo il suggestivo Porto Canale leonardesco di Cesenatico – fino alla location della cena, sul mare. Qual è lo scopo di invitare quaranta influencers a un evento come questo se non creare rumors intorno a ciò che si sta facendo? Con Instagram è sempre più facile raccontare visivamente e in modo efficace un’esperienza e Twitter (più che Facebook) è una cassa di risonanza non indifferente, da sfruttare tramite persone che lo usano in modo professionale, ma soprattutto personale.

Ed è proprio qui che volevo arrivare: #cesenaticobellavita è stata una bella, bellissima riunione tra amici. Alcuni di più, altri di meno, altri ancora non attivi nè partecipativi – ma capita, in un gruppo così ampio. Quando organizzi un evento digital, in primo luogo devi creare l’atmosfera giusta: lo fai invitando gente che, ben lungi dal sentirsi delle webstar (che nessuno lo è, soprattutto chi si definisce tale), semplicemente decide di trascorrere insieme una serata, senza piedistalli di mezzo. La location, il programma e la predisposizione di tutti fanno il resto.


Se la gente è contenta e si trova bene, e magari ha mangiato in modo fantastico e può stringere in un grande abbraccio amici che senza il web non avrebbe mai incontrato, non è forse più ben disposto a parlare di quell’evento?

Come sempre, in questi casi, ho dato un volto ai miei contatti Twitter, gente con che anima la mia timeline tutti i giorni, ho stretto nuove amicizie, rinforzato legami già saldi e intensi e perché no, consolidato le mie antipatie. Presumo che definire blogtour un evento come #cesenaticobellavita forse sia sbagliato, quindi tanto vale chiamarlo col suo nome: un bell’evento di promozione turistica del territorio che ha giocato sui social network grazie all’aiuto di utenti esperti, che, allegri e senza mai dimenticare di essere dei privilegiati, hanno contribuito a movimentare la strategia social di quello che è a tutti gli effetti un’apertura ai nuovi media di un grande consorzio alberghiero e italiano. Due parole che fino a ieri, per me, non riuscivano a stare nella stessa frase.


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