di Giovanna Gallo
Incontro Ivan e Sandro nella hall dell’Hotel Brufani di Perugia, durante i frenetici giorni del Festival del Giornalismo. Una casualità, che fossimo tutti e tre lì, una casualità che potessi parlare con loro di persona e intervistarli senza le mail di mezzo.
Sono arrivata a Ivan e Sandro tramite il loro sito, WeWrite, apparso un giorno tra i miei followers di Twitter. WeWrite è un mensile, uno spazio creato da mani giovani, spinti dal sogno di un giornalismo che sia davvero partecipativo, che nasca ascoltando“ i lettori, conversando, spronando, proponendo ma non imponendo l’agenda, ascoltando le necessità della comunità (in rete e fuori)“. Scrive questo Ivan nel suo ultimo editoriale, sulla scia degli incontri illuminanti del Festival appena trascorso, e lo scrive con una passione che mi ricorda molto quella che ho colto mentre mi parlava, su quel divanetto dell’Hotel Brufani di Perugia.
Ivan non è solo in questo progetto, ha dietro una redazione forte e ferrata su quanto accade nel mondo, con una presenza di quote rosa di cui non sfugge la consistenza. Sono ragazzi e ragazze appassionati di giornalismo che arrivano dalle esperienze più disparate. Tutti amano scrivere, e tutti credono in WeWrite.Tra tutti i suoi collaboratori, conosco Sandro, due master in scrittura creativa all’attivo e aria da intellettuale impegnato, di quelli che potrebbero avere potenzialmente un’opinione su tutto. Mi racconta che ha mollato un lavoro in Telecom per investire su sè stesso e sulla scrittura e dal suo sguardo sembra uno soddisfatto delle sue scelte.
Insieme a tutta la redazione, a Gennaio 2010, hanno lanciato il primo numero di WeWrite con una precisa filosofia: la spinta deve partire dai lettori. Tutto si basa sul loro coinvolgimento, tramite interviste o questionari su temi specifici: l’ultima grande inchiesta chiama in causa le Università e il loro ruolo nella vita dei giovani, nel momento in cui questi devono trovarsi un lavoro. E’ ancora una volta attraverso il coinvolgimento dei lettori che si tireranno le fila di questo tema spinoso, e di tutti quelli che verranno.
“La nostra idea” mi dice Ivan “è quella di coinvolgere i lettori anche nella scelta del tema. Adesso lo facciamo noi, ma speriamo di poter decidere l’argomento con loro. Alla base del giornalismo partecipativo sta il rapporto con le persone, il parlare con loro”.
Ma WeWrite non è solo questo: ogni mese le rubriche traboccano di nuovi argomenti, di nuovi spunti. C’è l’angolo dedicato al crudele mondo del lavoro ( Controlavoro), uno Zoom sul mondo dell’arte e del design, quello degli inviati su Milano, che raccontano la loro città, e dall’ Europa, per dare uno sguardo più ampio a quanto accade, lo spazio dedicato al cinema e alla musica, senza tralasciare lo sport. Parlare del mondo attravero le parole di chi in questo mondo ci vive, sembrano dire Ivan e i suoi collaboratori.
“Credo nei giovani e nel loro talento, nelle persone che ogni giorno contribuiscono all’uscita di quello che per me rimane un piccolo miracolo, un progetto nato con pochi fondi e tanta energia. Credo nella loro passione e nel desiderio di cambiamento, nella capacità di guardare il futuro dritto negli occhi e sfidarlo e dirgli “Io sono qui”, dice Ivan nel suo editoriale.
Sia chi legge, ma soprattutto chi scrive abitualmente, può riconoscersi in questi giovani che guardano negli occhi il futuro. Che amano scrivere, e che vogliono farlo senza avere paura di niente.